
La gestione dei casi complessi in fisioterapia: la seconda opinione
Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di seguire molti casi “cronici”, recidivi, di persone che hanno fatto percorsi davvero con molti professionisti. Davvero tanti. Il paziente spesso non ha capito che cos’ha o non sa se l’andamento che sta avendo sia normale. Ancora, spesse volte ci sono delle complicazioni importanti a seguito di un intervento chirurgico: mi ricordo molto bene il caso di giovane calciatore operato di crociato anteriore e menisco, che a 2 mesi dall’intervento piegava il ginocchio a meno di 90 gradi e non lo estendeva completamente. A due mesi da un intervento. O ancora il caso di una “semplice “ frattura al quinto metatarso del piede sinistro (me lo ricordo ancora) che non è stata trattata se non con esercizi da seduta, e che è andata incontro ad algodistrofia, una sofferenza molto importante di tutti i tessuti del piede e della gamba. La capacità critica valutativa maturata negli anni, unita all’applicazione della fisioterapia basata sulle evidenze scientifiche, pone il servizio di seconda opinione per casi complessi come una novità sul panorama riabilitativo piacentino. Sono quindi infallibile e il migliore di tutti i fisioterapisti e osteopati di Piacenza? Assolutamente no. Un mio maestro mi ha insegnato: se qualcuno è molto bravo in quello che fa, èsolo perché ha sbagliato molto. Sbagliare è umano, ma non imparare dai propri errori per poter essere una persona e un professionista migliore è qualcosa che non mi appartiene. Il mio modo di lavorare infatti non è per tutti: richiede tempo e pazienza, perché se un dolore fisico si risolve con una seduta di fisioterapia, non era un vero problema. Il mio approccio alla fisioterapia richiede impegno mentale, perché solo lavorando attivamente puoi far cambiare il tuo modo di approcciarti al problema e sviluppare gli strumenti autonomi per risolverlo insieme a me: io sono solo un facilitatore.